Don Giovanni

Il direttore d’orchestra che affronta la concertazione del Don Giovanni di Mozart non si sottrae a un timore reverenziale, a un turbamento che non prova dinanzi ad altre opere dello stesso autore. Questo viene principalmente dalla percezione di trovarsi di fronte a un capolavoro la cui perfezione poggia sul difficile equilibrio fra il contenuto drammatico e quello comico. Mozart questo equilibrio l’ha colto perfino nel sottotitolo concordato col librettista Da Ponte, “Dramma giocoso”, ma per l’interprete non è facile riportare all’intero sviluppo dell’opera quel sillogismo tanto apparentemente esplicito.

Riferendoci alle esecuzioni degli ultimi anni, non v’è dubbio che l’interprete d’oggigiorno, pur se ha temperato la propensione romantica alle tenebrose accensioni faustiane, tenda ad accentuare l’elemento drammatico a scapito del comico. Si direbbe che egli consideri il comico un’espressione minore dello spirito, da tenere in sordina per non turbare il forte rilievo delle sottolineature drammatiche, da confinare a una garbata leziosità, spinta al più sino al graffio dell’ironia.

L’equilibrio esecutivo del Don Giovanni non va ricercato smorzando determinati toni per esaltarne altri: la partitura lo racchiude nel gioco dei personaggi e nella musica che ne accompagna l’azione, da significare quanto meglio si possa, senza cedere alla tentazione di privilegiare alcuni aspetti a scapito di altri, di stabilire un’arbitraria gerarchia di valori.

Bisogna cercare di comprendere le ragioni dell’eccezionale interesse suscitato da quest’opera, considerato che i contenuti musicali e drammaturgici, non sono poi così diversi da quelli di altre consorelle: una valutazione estetica obiettiva porterebbe a preferire, ad esempio, Le nozze di Figaro, dove il discorso musicale presenta taglio perfetto e qualità senza cedimenti e quello drammaturgico svela un meccanismo teatrale sorprendente, condotto a un ritmo indiavolato.

Non è stata dunque la sola creazione musicale, per quanto miracolosamente grande e capace di dar ali e luce a un testo poetico intelligente e funzionale ma di limitata caratura letteraria, a suscitare questa forza d’attrazione straordinaria. La musica che da vita a Cherubino e Figaro, a Pamina e Sarastro, a Dorabella e Ferrando non è meno bella di quella affidata a Don Ottavio e Donna Anna, a Zerlina e Leporello, e anche questi personaggi presentano risvolti psicologici capaci di accendere l’estro degli esegeti. Accanto a Zerlina, Leporello, Donna Elvira sta però Don Giovanni, un mito antico che emana quel prepotente pulsare di vita che un giorno anche Falstaff irradierà sui suoi interlocutori (“l’arguzia mia crea l’arguzia degli altri”): nei chiaroscuri inquietanti della sua personalità essi acquistano motivazione e rilievo.

Anche il Don Giovanni che abbiamo conosciuto nei versi di Tirso de Molina, Zamora, Moliére, Goldoni, Zorrilla, Puskin e mille altri autori d’ogni paese e d’ogni epoca non è personaggio tale da assumere per diritto di nascita un posto nella leggenda. Le innumerevoli storie, le commedie i drammi, i poemi, le farse, le opere liriche che l’hanno preso a protagonista non sono diventati testi classici frequentati e imperdibili. Il Don Giovanni che affascina l’uomo moderno e lo spinge a indagini e meditazioni profonde reca una firma e una data precisa: Wolfgang Amadeus Mozart, 1787. La stessa sorte che accadrà a Faust quando, uscito dalla mente di Goethe, proprio a Don Giovanni verrà contrapposto a simboleggiare l’opposta categoria del demonico spirituale.

La qualità del libretto di Lorenzo Da Ponte, pur pregevolissimo, non arriva a giustificare l’interesse di tanti indagatori del mito. I personaggi e le situazioni che vi si riscontrano non sono dissimili da quelle che popolano la commedia dell’arte e il teatro comico d’ogni tempo, anche se va riconosciuta al Da Ponte una notevole abilità nel creare accostamenti inconsueti: mescolanze di buffo e di tragico, di sentimentale e di cinico, di sensuale e di macabro, accostamenti che trattati da un musicista qualsiasi approderebbero con molta probabilità a un centone senza capo né coda, impossibile da ricomporsi in superiore unità. Chi, ignorando la musica mozartiana, si limitasse a leggere il libretto di Don Giovanni non potrebbe avere percezione del fascino di questo capolavoro.

La musica di Mozart ha caricato il personaggio di un’energia soprannaturale portandolo a una reazione di irresistibile intensità: dunque quella musica e quel personaggio, insieme, hanno compiuto il miracolo di librarsi alto oltre ogni norma.

Alberto Zedda