Note interpretative per il Duet-concertino di Richard Strauss

Henri Rousseau, c. 1908

Con questo pezzo Strauss ha inteso offrire una ennesima parafrasi della popolare favola che narra l’incontro fra una leggiadra fanciulla e un’orrida bestia, che l’amore trasformerà in un principe di grate sembianze. Al Clarinetto tocca il ruolo fascinoso della Bella, al Fagotto quello ingrato della Bestia, identificata da Strauss in un orso selvatico.

A mio parere le arcate implicite nelle legature autografe di Strauss sono in genere troppo lunghe e comportano esecuzioni statiche, poco ritmiche e inadatte a “raccontare” la vicenda insita nella composizione. Cerco una scrittura orchestrale più mossa e animata, contraria a quella che risulterebbe applicando le legature segnate da Strauss. I colpi d’arco da me indicati sono soltanto un suggerimento per ricercare un accompagnamento ritmicamente innervato ed espressivo, che arrivi a competere efficacemente con le parti protagonistiche di Clarinetto e Fagotto: tali colpi d’arco andrebbero stabiliti dagli strumentisti chiamati ad eseguire i “Solo”, che invito dunque a interpretare liberamente le mie indicazioni; a loro volta i solisti d’arco dovranno preoccuparsi di conciliare le proprie scelte con le esigenze dell’intera compagine nei “Tutti”.

Tutto il primo movimento ( Allegro Moderato) verrà da me battuto in 4 ( tactus = 92 circa di metronomo). Le battute in 6/4 vanno dunque solfeggiate in 12/8 (suddivisione ternaria anziché binaria), mantenendo basicamente lo stesso tempo dell’inizio, come espressamente richiesto dall’Autore. In questa difficile sezione ritmica (da casella 3 a casella 11), clarinetto e fagotto solisti ricercheranno una libertà espressiva che evochi il supposto dialogo fra la bella e la bestia, esprimendo di volta in volta sorpresa, timore, disagio, disorientamento, curiosità, interesse, avvicinamento, amicizia e infine amore e gioiosa felicità, sentimenti che troveranno nei successivi Andante e Rondò la giusta celebrazione.

Alberto Zedda