Pier Luigi Pizzi: un Maestro

 

Pier Luigi Pizzi

Ottant’anni! Ma Pigi, non era ieri quando a torso nudo percorrevamo l’intero Lago Maggiore, da Ranco a Oggebio, sul motoscafo guidato a ritmo forsennato da Dino, cantando a squarciagola il Trovatore insieme a Claudio, Maurizio, Sergio….

E come credere che gli anni di colui che ha rivelato e codificato le meraviglie del barocco sono gli stessi del giovane registra che ha rivestito di attualissimi panni gli evanescenti personaggi della rossiniana Pietra del paragone? E quante altre “svolte” si dovranno attendere prima di azzardare una definizione stilistica di questo instancabile innamorato del suo mestiere?

Quanti insegnamenti tratti dal suo lavoro argomentato e preciso, svolto senza isterismo e improvvisazione, dove l’onnivoro professionismo sempre arriva a risolvere ogni situazione: sporcandosi le mani per insegnare all’ultimo macchinista di palcoscenico cosa fare, o rivedendo il calcolo astruso di macchinazioni scenografiche. Nell’organizzazione delle prove, nelle previsioni di bilancio, negli impegni di programmazione la sua esperienza marca l’ultima parola, e la parola vale un contratto firmato.

Stargli accanto significa assaporare il gioco di una intelligenza mai disgiunta dal piacere dell’ironia e dal timore di un umorismo sferzante; anche per questo l’amicizia di Pizzi si annovera fra le rarissime che nascono per germinazione spontanea, e sulle quali è sempre possibile contare.

Gli debbo gratitudine per avere sopportato cinquant’anni di affettuose intemperanze, e per avermi regalato l’emozione più alta della mia vita d’artista, con uno spettacolo Gli amori di Apollo, e di Dafne di Francesco Cavalli, dove immagini paradisiache esaltavano musica e poesia, mai così felicemente congiunte a cogliere l’assoluto della bellezza.

Grazie, Pierluigi, per aiutarci ancora a credere nel sogno!

Alberto Zedda